Un ricordo di Marco.
Credo che fosse la seconda liceo , l'interrogazione di Laura T. su Catullo volgeva al termine, F. allentava le briglie della filologia e della grammatica e ciascuno poteva metterci del suo.
La Sventurata si precipitò su un arditissimo doppio binario tra il senso metaforico del Passer, deliciae meae puellae, (quicum ludere, quem in sinu tenere, cui primum digitum dare appetenti) e quello ignobile dell'oselìn de la comare (che proprio lì volea volare).
Si levò un brusio per la classe, F. però ci richiamò e volle che ascoltassimo con attenzione.
Allora si aprirono le nostre menti: Latino=Avanspettacolo.
Maurizio, in piedi sul banco, urlava che Totò era il ghost writer di Seneca.
Guido dimostrava inconfutabilmente che i piccoli idilli escono dalla penna di Modugno.
Roberta negava l'esistenza dell'ablativo assoluto e aveva dubbi anche sul genitivo sassone.
Per Flavio la fantasia di Donadoni nulla poteva contro la solida concretezza di Cuccureddu.
(Nota: per fermare la musica in sottofondo, bisogna scrollare fino in fondo alla pagina)
lunedì 2 novembre 2009
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