venerdì 27 novembre 2009

Tentazioni

di Barbara.

Era maggio. Ancora un mese e poco più e poi sarebbe finito l’ultimo anno di liceo. Poi gli esami di maturità. Quell’anno ci capitò la versione di greco come prova scritta, per cui in quel periodo di tarda primavera si stavano svolgendo le ultime interrogazioni di letteratura greca.

Quel giorno di maggio, già un po’ caldo, si respirava quasi un’atmosfera di smobilitazione, di "chiusura per ferie" per quella materia. Ebbene, quel giorno, interrogati in letteratura greca eravamo io e il magico Flavio. Comincia Flavio. Come al solito, risponde tranquillo alle prime domande introduttive del Nostro Prof. F.F., ma quando arriva il momento di analizzare il testo, all’invito del Prof., il magico Flavio comincia a sfogliare incerto il libro, sembra non trovare la pagina giusta. Trascorrono interminabili attimi di silenzio mentre in Flavio (e anche in me) traspare una lieve inquietudine.

Allora il Nostro Prof. con la sua solita calma domanda: "Ma Flavio, cosa hai fatto ieri?".
Risposta: "Ho letto la gazzetta".



Completiamo il post con alcune prime pagine della Gazzetta dello Sport dell'epoca, non prima di aver riportato alcune precisazioni che il protagonista dell'episodio ci ha fatto pervenire.

1) L'interrogazione avvenne di martedì, perché la Gazzetta la compravo solo di lunedì.
2) Altro che lieve inquietudine, ero nel panico, anche perché neanche sapevo cosa cercare.
3) Lui mi disse, con aria comprensiva e paterna, sì qui magicamente liberandomi dalla tensione: "Flavio, ma dimmi, come l'hai passato il pomeriggio, ieri?".
E io risposi: "Eh, cioé, avevo sul tavolo il libro e la Gazzetta, e ... non ho saputo resistere al richiamo".
Ma faccio fatica a ricordare cosa aggiunse lui.]


giovedì 26 novembre 2009

Ritagli


Sicuramente ad alcuni è sfuggito questo trafiletto, dalla prosa un po' faticosa, pubblicato (con tanto di foto) sulla stampa locale, credo nel 2007.

martedì 24 novembre 2009

Mi raccomando

di Flavio e Marco.

Flavio: Ricordo (ma non nei dettagli) il celeberrimo episodio del furto (anzi, occultamento) del Registro di Classe. Protagonisti: in negativo Marco, in positivo (al solito) prof. F.

Marco: Ehi! Nemmeno di occultamento si trattò, bensì di custodia cautelativa del documento.

Correva l'anno millenovecentosettantanove (ottanta?) e i moti studenteschi agitavano le oziose ore dello Zucchi.
Improvvisamente, quel giorno, di bocca in bocca, corse la notizia di una assemblea immediatmente indetta, importantissima, non derogabile, a difesa impavida delle libertà singole e comuni, un'esplosione di democrazia, l'apoteosi della vis atque vox populorum.
Eppure la becera tirannia della Presidenza voleva impedire l'inarrestabile avanzata del consesso studentesco ordinando il regolare proseguimento della tediosa lezione e F. prestò, novello radetzky, la mente e il corpo all'iniqua reazione.
Mi opposi, fieramente, e, il bene comune anteponendo al mio personale, volli impedire il consumarsi del macabro rito che voleva sopprimere il sussulto del popolo studentesco trionfante.

.......o no.....

Flavio: Marco dimentica però cosa fece F.
Lui era al primo banco davanti alla cattedra.
F. cercò il registro sulla cattedra e nei cassetti e poi disse: "Io esco un minuto; quando torno voglio il Registro al suo posto, chiunque l'abbia nascosto". Diede poi un veloce, impercettibile, panoramico sguardo sulla classe. E alzatosi, prima di arrivare alla porta, aggiunse: "Mi raccomando, Marco".
Che io per anni, e ancora oggi, mi chiedo "Ma come c .. io ha fatto a scoprire il colpevole?".

Marco: orpo!
Questa seconda parte non la ricordavo.

lunedì 23 novembre 2009

Un po' di foto

Grazie Flavio.




























mercoledì 18 novembre 2009

Il professore del Ginnasio

di Marco.

Il mio professore del Ginnasio assomigliava ad Herbert von Karajan, solo che era più tracagnotto, senza sguardo sognante, con i capelli che non ondeggiavano ma restavano appiccicati alla testa.
Aveva un vestito marron e un vestito spezzato grigio con la giacca pied de poul.
Quando lo indossava con la camicia azzurra sembrava più giovane. Qualche volta metteva sotto la giacca il pullover a girocollo, come Diabolik, solo che bianco.
Fumava le sigarette, soprattutto quando era arrabbiato, e allora tirava anche i gessetti e usciva dalla classe molto offeso perchè diceva che lui non doveva insegnare le frasette ma doveva insegnare al liceo.
Io ci rimanevo male quando si offendeva, invece i miei compagni di classe facevano i risolini.

Gli piaceva leggere ad alta voce "I Promessi Sposi" e lo sapeva a memoria; diceva: "La c'è la Provvidenza!" oppure: "una treccia nera e una barba bianca."
Per lui Lucia Mondella non era mica una santerellina senza carattere, ne aveva di carattere, ehh come se ne aveva di carattere.
Citava anche l'Eneide, in esametri!: "a-pparent-rarì-nantès-ingurgitevaaaasto..."
Lui aveva le simpatie e le antipatie; la B******** le era antipatica perchè protestava ed era comunista, così non le dava i bei voti. La M**** le stava antipatica perchè non studiava mai.
Invece la S******* le stava simpatica, anche se protestava, perchè indossava la lacoste attillata e lui rimaneva imbambolato a guardarle il petto. E poi le dava i bei voti perchè studiava.
Io non protestavo, perchè ero il più basso della classe e la mia mamma mi vestiva con la camicia stirata e i pantaloni con la riga perchè i blue jeans sono i pantaloni dei poveri.

Il Professore litigava con gli studenti comunisti che volevano fare la sperimentazione all'interno dell'orario di lezione siccome erano ore di scuola.
Lui invece diceva: "Facciamo un esempio stupido: se uno ha un vestito stretto e non ci sta dentro mica taglia via un pezzo di ciccia! Allarga il vestito! Logico. Così se non basta l'orario scolastico per le materie che si vogliono introdurre nella sperimentazione bisogna allargare l'orario, mica tagliare altre materie!".
Al Professore piacevano gli esempi stupidi.
Io però gli davo ragione su questo e anche adesso mi sembra che abbia ragione.
Una volta, leggendo l'Eneide dove c'era il cavallo di Troja ha concluso: "E' sempre i cavalli che fanno i disastri.":
Io quella cosa lì mica l'ho mai capita.


Un'altra volta è venuto in gita scolastica a F****** e ha portato il suo figliolo più grande, che gli assomigliava ma era carino.
Chissà se anche lui da piccolo era carino?

Questo era il mio Professore del Ginnasio.

venerdì 13 novembre 2009

Sticky finger

di Franco.

Inizia oggi una piccola serie di post monografici dedicati ad un Professore del Ginnasio, anzi "il" Professore del Ginnasio.
L'obiettivo di questi interventi è innanzitutto riscoprire una figura poco studiata, ricordata e discussa in questi decenni post-Liceo, poi confesso che c'è anche la volonta di proporlo come icona dei festeggiamenti del trentennale della maturità. Dopo decenni e decenni passati a parlare di altri insegnanti, credo che la sua figura meriti proprio di essere riscoperta.

Il primo ricordo di cui voglio scrivere risale alle prime settimane della quarta ginnasio. Le interrogazioni di Latino e Greco seminavano già il terrore, e facevamo la conoscenza del famigerato dito indice che scorreva minaccioso su e giù, su e giù, per il registro. Sì, lui partiva sempre dall'alto, e scendeva una prima volta lungo tutta la lista dei nomi mettendoci un tempo che sembrava infinito; lo sguardo scorreva riga dopo riga, e si soffermava su ognuna, con lentezza sapiente (quasi tantrica); spesso, giunto al tuo nome, ti guardava per un un secondo, così da capire dalla tua reazione quanto te la stavi facendo addosso. Poi, arrivato in fondo senza chiamare nessuno, iniziava la faticosa risalita, e l'effimero sollievo per non essere stati chiamati alla prima "passata" lasciava il posto ad una nuova ondata di puro panico.

Via via che si succedevano le settimane, i mesi, i quadrimestri, le righe del registro venivano a caratterizzarsi per livelli molto eterogenei di merito e di profitto. Questo rese nel tempo lo scorrimento sempre più irregolare: su alcuni nomi si passava via veloci, su altri l'indice della mano destra si bloccava, come se fosse incollato. A questo punto i sospiri, le occhiate, le smorfie di disappunto erano di prammatica. Alla fine della quinta ginnasio, scandire il registro equivaleva a una vera e propria via crucis, con alcune fermate predeterminate (una era naturalmente la mia, il mitico numero cinque), dove il nostro dava sfogo a tutti i segni della sua riprovazione, arrivando a volte al massimo sintomo di incazzatura: l'accensione della sigaretta.

Quella mattina invece ci conosceva ancora poco, anche tra di noi c'era solo una conoscenza superficiale.
Era l'Ottobre del '75. Una guardia notturna, il primo del mese, a Roma in via Pola, avvicinatosi ad una Fiat 127 dalla quale provenivano dei gemiti, nel bagagliaio avava scoperto i corpi di due ragazze avvolti in sacchi di plastica.
"Piange il telefono" di Domenico Modugno e Francesca Guadagno era in cima alla classifica dei dischi più venduti, ma alla brillante chiosa di Guido al vecchio frac del Mimmo nazionale mancava ancora qualche anno.

Il Napoli di Savoldi guidava con la Juve la classifica di serie A. Il 5 dello stesso mese un giovane centrocampista proveniente dal Como aveva giocato la prima di 375 partite con la maglia bianconera (vinta in casa 2-1 col Verona) e persino Flavio in quel momento non era in grado di prevedere la portata dell'evento. Il 31 Ottobre Per Paolo Pasolini avrebbe concesso la sua ultima intervista, in occasione della presentazione in Francia del suo ultimo film: "Salò o le 120 giornate di Sodoma". Due giorni prima di essere assassinato.

A tutti può capitare di passare dalla paura all'euforia, e poi magari sprofondare di nuovo nel terrore. A me quella mattina successe tutto questo, in 3 secondi.
Il nostro entra in classe, con una faccia che promette male.

[.. caspita, che aria truce, magari gli è capitato qualcosa. Secondo me non interroga, potrebbe spiegare la terza declinazione. Certo, se ieri le frasi le facevo tutte era meglio, ci manca solo che mi interroga. Ma dai .. che oggi non interroga, e poi siamo un casino, deve beccare proprio me? Sono anche seduto in fondo ..]

Sempre con la faccia buia, posa la borsa e si siede. Ma non la apre, non tira fuori il libro. Invece prende il registro e lo apre davanti a se. Sta un po' a guardare quelle due grandi pagine, piene di caselline ancora vuote. Poi alza gli occhi, e dice qualcosa.
"Interrogo."

[nooooooooooooo, che sfiga, oggi no. Non me la sento. Un paio di frasi non mi sono venute, e le ultime due non le ho fatte. Stamattina dovevo chiedere, ma Latino è alla prima ora. Non respiro, adesso svengo, così di sicuro mi risparmia. Però .. che silenzio, ma .. non respira nessuno !!! Calma, la prima declinazione la so, la seconda .. abbastanza. Le prime frasi le ho fatte. Devo stare calmo, calmo, calmo, ... ecco adesso respiro, .. un pochino respiro .. piano, altrimenti mi sente..]

Lo sguardo comincia a scorrere sui nomi, l'indice della mano destra segna la riga che sta guardando (la "riga corrente", l'avrei definita una decina d'anni dopo, ma in quel momento nulla era più lontano da me del gergo degli informatici. Ero lì per fare Latino. No dico, Latino .. al classico poi, chi me l'aveva fatto fare..).

[ci siamo, sarà al terzo o quarto nome, io sono un po' più in giù .. ecco è il momento. Sta quardando me, mi guarda .. e io finta di niente, tranquillo, non ho paura, respiro pure .. beh, quasi]

Il dito scende lentamente verso la parte centrale del registro. Silenzio innaturale. Anche da fuori, nessun rumore, l'avranno saputo e stanno zitti anche nelle altre classi. Di solito in corridoio c'è sempre qualcuno, e invece ora niente. Anche il traffico in strada è fermo. La terra smette di ruotare. A Montecitorio, incredibilmente, Marco Pannella tace.

[e vvvvai !!!! E' andata, sono salvo, sono fuori, è fatta. Sta guardando in basso. E' arrivato come minimo alla "m", poveri sfigati, adesso ne becca un paio e li massacra. Massì, un po' di culo anch'io qualche volta, la prossima volta studio tutto a memoria, alla perfezione, così prendo un otto come primo voto e sono a posto per cinque anni. Dai bello, chiama, fammi sentire chi chiami, chiama .. non chiama ancora .. dai adesso .. è arrivato in fondo .. ]

Nel silenzio totale, il rito prosegue. Ora è alla parte bassa, intorno alla "s". Andrea, il mio compagno di banco, è tutto proteso verso l'alto per vedere meglio. Praticamente non tocca la sedia, il busto eretto, il collo allungato. Deglutisce ripetutamente. Il prof. ora è in fondo all'elenco, comincia a muoversi verso l'alto, adesso il movimento è più veloce, quasi sappia già dove vuole andare a fermarsi. Raggiunge rapidamente la parte alta.

[non è possibile, cosa fa? fa un'altra passata, torna su, torna su !!! Ma allora può ancora chiamarmi .. oddio, adesso mi sento male veramente, sto iperventilando, datemi un sacchetto di plastica. Dai, chiama. E chiama subito, dai!!! Sale .. sale .. sale. Adesso è di nuovo in alto, ora mi chiama, voglio morire .. sto morendo ..]

Il professore chiama a voce alta: "Co.."

[mi ha chiamato. Sono morto. Finito. Andato. Adesso non riesco neanche ad alzarmi .. devo andare .. prendere il libro. Devo arrivare alla cattedra .. vivo se ci riesco, e tranquillo. Rilassato. Però sto male, sto troppo male .. aiuto ..]

"..va,"

[sìììììììììì!!!!!!!!!! Cova!!!!!!! E' vero, c'è uno (sfigato) che si chiama Cova, Co-va, Co-va, Co-va. Ha chiamato lui. Grazie Cova!!! E' fatta, sono salvo, sono libero, felice, sano, respiro, respiro, respiro .. Ho rischiato di restarci secco, e poi era un falso allarme. Cova, sei un grande. Oddio, come sto bene, che bello, che gioia, che goduria ..]

"e Costa."

martedì 3 novembre 2009

I tre porcellini

Spazio Tadini - Via Jomelli 24 - Milano
10 Novembre 2009 - ore 18,30 presenta
"I MURI DOPO BERLINO"

MICAELA TORNAGHI - I 3 Porcellini e il Cattivo Lupo Ezechiele..

non tutti i porcellini sono uguali, alcuni sono più uguali degli altri!
quando decidono di costruirsi un riparo sicuro, Timmy, Tommy e Jimmy scelgono (per intelligenza e capacità) materiali differenti, fascine e fieno il primo(sprovveduto), assi di legno il secondo(già più capace), per terminare poi tutti in una saldissima casetta di mattoni, costruita ad hoc dal terzo(geniale e industrioso)..
sin qua, tutto bene, la capacità d'evoluzione del lavoro (e del pensiero) viene conclamata.
quando il pensiero e il lavoro si ritorcono contro coloro che devono esser "protetti", allora si può solo aspettare che arrivi il Lupo Cattivo, e che abbia buoni polmoni, fiato, parole adatte a smantellare mura costruite per costringere e non per proteggere.
Ezechiele, il nome del Lupo Cattivo. un soffio divino nel centro di un'Europa Illuminista e Nichilista..
anni di attesa per un provvidenziale Vento dell'eVento che spazzasse via il vero vecchio brutto e cattivo.. muro.

una caduta dolce come un bacio su una cicatrice.
Micaela Tornaghi, 9nov09

A Spazio Tadini dal 10 Novembre al 2 Dicembre - Dal martedì al sabato dalle 15, 30 alle 19 .
nei giorni di eventi fino alle 23 - Per dettagli vedere il sito http://www.spaziotadini.it/

I MURI DOPO BERLINO collettiva itinerante di 70 artisti
QUESTA MOSTRA SARA' ABBINATA AD UNA SERIE DI INIZIATIVE:
  • 12 nov. ore 21 presentazione del libro CADUTI DAL MURO - Racconto di viaggio oltre il muro di Berlino
  • 21 nov. ore 21 spettacolo di psicomagia: il muro tra realtà e illusione
  • 1 dic. ore 12 Freud e il muro del conscio e dell'inconscio

lunedì 2 novembre 2009

L'oselìn de la comare

Un ricordo di Marco.

Credo che fosse la seconda liceo , l'interrogazione di Laura T. su Catullo volgeva al termine, F. allentava le briglie della filologia e della grammatica e ciascuno poteva metterci del suo.
La Sventurata si precipitò su un arditissimo doppio binario tra il senso metaforico del Passer, deliciae meae puellae, (quicum ludere, quem in sinu tenere, cui primum digitum dare appetenti) e quello ignobile dell'oselìn de la comare (che proprio lì volea volare).
Si levò un brusio per la classe, F. però ci richiamò e volle che ascoltassimo con attenzione.
Allora si aprirono le nostre menti: Latino=Avanspettacolo.
Maurizio, in piedi sul banco, urlava che Totò era il ghost writer di Seneca.
Guido dimostrava inconfutabilmente che i piccoli idilli escono dalla penna di Modugno.
Roberta negava l'esistenza dell'ablativo assoluto e aveva dubbi anche sul genitivo sassone.
Per Flavio la fantasia di Donadoni nulla poteva contro la solida concretezza di Cuccureddu.

(Nota: per fermare la musica in sottofondo, bisogna scrollare fino in fondo alla pagina)

Micaela e il muro

L'arte contemporanea diventa protagonista di una manifestazione che trasforma la città in un Museo “a cielo aperto".

PRIMA O POI OGNI MURO CADE

Milan Art Center PLAZA 2009 Oltre il Limite

Galleria del Corso – Milano
9 - 22 novembre 2009
orari: 10.30 - 18.00
9 novembre – apertura ore 16.30
[invito]

1989-2009 XX Anniversario della caduta del Muro di Berlino. Attraverso un originale percorso espositivo open air nel centro storico di Milano,

Prima o poi ogni muro cade. Un’asserzione che in sé circoscrive una speranza, un’azione diretta, un’immagine che si frantuma e disperde i
propri frammenti a terra, ma che sottintende anche un’azione intima ed introspettiva che ogni individuo dovrebbe affrontare per demolire al proprio interno quelle sottili pareti che, inesorabilmente, si elevano. Gli artisti contemporanei invitati dovranno creare opere che travalichino i confini per unirsi in uno spazio ideale in cui ogni muro viene infranto ed i cui frammenti, come meteore, ricongiungano ciò che l’uomo ha voluto dividere.
Questi frammenti saranno a stretto contatto con la terra, così sotto la Galleria del Corso un mosaico di installazioni delineerà di volta in volta, nuovi tragitti e nuovi spazi, che gli stessi visitatori potranno percorre ed attraversare.

Artisti:
Donatella Baruzzi, Luisa Bergamini, Anna Boschi, Nirvana Bussadori, Maria Caboni, Angelo Caruso, F.Romana Corradini, Teo De Palma, Gianni De Tora, Marcello Diotallevi, Roberto Franzoni, Bruno Freddi, Fabrizio Galli, Salvatore Giunta, Isa Gorini, Claudio Grandinetti, Franca Lanni, Live Art, Fabrizio Martinelli, Gianni Marussi, Rita Mele, Franco Montemagno, Clara Paci, Giorgio Pahor, Armando Pelliccioni, Giovanna Pesenti, Renata Petti, Tiziana Priori, Claudio Rotta Loria, Jeannette Rütsche, Eugenia Serafini, Elena Sevi, Micaela Tornaghi.

Preside di ferro


Non è che fosse popolarissima a suo tempo, e non veniva certo accostata al ferro.
Però per chi fosse curioso, qui c'è una lunga intervista.

domenica 1 novembre 2009

Il punto D

di Laura Bu.

Dopo ripetute occhiatacce oblique di Fausto F. a Franco per il continuo chiacchiericcio con Andrea & C.(Franco stava veramente molto molto attento solo nelle ore di Fisica e di Matematica), il carismatico smise di spiegare di colpo e cominciò a fissarlo: naturalmente scese un sacrale silenzio sulla classe, occhi puntati sul prof. che dopo alcuni minuti di estatica meditazione sbottò, con le consuete mani giunte e oscillanti: - Ma insomma Franco, si può sapere qual è il tuo punctum dolens? -
Cristina non riusciva a trattenere una risata argentina, alcuni sorridevano sotto i baffetti e altri fissavano Franco per cercare di capire se e come avrebbe trovato il coraggio di dargli una risposta.
Che, naturalmente, non arrivò.

sabato 31 ottobre 2009

Benedetti insegnanti



di Paolo C.

Questo aneddoto non è inedito, ma è chiaramente roba nostra. Reso in modo impagabile dalla penna ispirata di un professionista, per tacere del protagonista, brillante e disinvolto come sempre.

Lo trovate qui. Buona lettura.

giovedì 29 ottobre 2009

Beata gioventù

Un tempo questo sarebbe stato impensabile, o sbaglio ?
(Nota: per fermare la musica in sottofondo, bisogna scrollare fino in fondo alla pagina)



Ma cosa salda ?

Salda .. boh, comunque nonostante il titolo non è una roba per carpentieri, anzi credo che se l'avessimo saputo in tempo ..

“Trattando l’ombre come cosa salda”: Eliot e l’inganno della parola
FAUSTO FIUMI, Liceo classico Zucchi
Lunedì 6 aprile 2009 – Aula magna del Liceo – ore 14.15

mercoledì 28 ottobre 2009

Un passo indietro ?

Una volta il primo post doveva necessariamente giustificare il senso, lo scopo, i motivi per cui si doveva dedicare un sito a qualcosa (persona, associazione, sport, ..).
Oggi ci vuole una buona ragione per non farlo.
Quindi da oggi, anche la terza G, ha il suo sito. Un passo piccolissimo per noi, e forse addirittura un passo indietro per l'umanità.

Per gli alunni di quella classe, c'è poco da dire. Per gli altri, ma come avete fatto a capitare su questa pagina???
Vi consiglio di usare meglio il vostro tempo, migrate subito altrove per il vostro bene, magari (soprattutto se vi interessate di politica) cliccando qua.